La riforma delle pensioni in Italia potrebbe portare a un innalzamento dell’età pensionabile a partire dal 2027. Questo cambiamento è legato all’incremento dell’aspettativa di vita, che potrebbe far slittare l’accesso alla pensione di almeno tre mesi. Tuttavia, il governo Meloni ha preso posizione contro questo aumento, annunciando interventi per “sterilizzare” l’effetto, garantendo che i lavoratori non subiscano penalizzazioni.
Secondo le leggi attuali, l’età pensionabile è legata all’aspettativa di vita media, e se questa cresce, anche il limite per l’accesso alla pensione viene posticipato. I dati Istat rilevano un miglioramento della speranza di vita, il che implica che, senza interventi, l’età per andare in pensione potrebbe aumentare nel 2027.
Il governo, consapevole delle implicazioni sociali ed economiche di una riforma di questo tipo, ha promesso di fermare l’innalzamento dell’età pensionabile. Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, ha chiarito che l’intento è di mantenere l’età pensionabile invariata, proteggendo così i lavoratori che potrebbero trovarsi in difficoltà a causa di una vita lavorativa più lunga.
Molti lavoratori sono preoccupati per l’impatto di un aumento dell’età pensionabile, soprattutto quelli appartenenti a categorie professionali più faticose o che hanno una carriera lavorativa lunga e difficile. L’incertezza sulle future modifiche alle leggi pensionistiche crea tensioni, soprattutto per chi si avvicina alla pensione.
Lavoratori e sindacati temono che in qualche modo la riforma possa incidere anche sulle somme delle pensioni e delle indennità di fine rapporto. Il paradosso sarebbe andare in pensione più tardi e con meno soldi. Per il momento solo ipotesi anche se non sarebbe un’assoluta novità. Questo avviene già ora molto spesso, ma va specificato che si può trattare di errori di calcolo.
Secondo le stime dei partner previdenziali del network legale Consulcesi & Partners la percentuale di errori di calcolo pensionistico nel mondo sanitario è addirittura del 64%. Di recente, i consulenti di C&P hanno supportato un medico riuscendo ad ottenere una rivalutazione di oltre 600 euro all’anno rispetto quanto liquidato dall’Enpam, l’ente previdenziale di categoria, a titolo di pensione. L’invito, dunque, è a richiedere sempre una consulenza previdenziale per verificare se gli importi percepiti siano davvero corretti vista l’ampia casistica di errori che possono emergere da una analisi specialistica.
Oltre alla proposta di congelare l’età pensionabile, ci sono discussioni anche su altre soluzioni, come l’introduzione di un sistema più flessibile, che consenta ai lavoratori di scegliere se ritirarsi dal mondo del lavoro a partire da una certa età, con pensioni adeguate. Inoltre, si valuta la possibilità di interventi a favore delle pensioni minime e delle categorie più vulnerabili.
Il tema della riforma delle pensioni è destinato a rimanere centrale nel dibattito politico italiano, con l’aspettativa di vita che continua a crescere e con il governo che si trova a dover bilanciare le necessità dei lavoratori con quelle della sostenibilità del sistema previdenziale.